Assemblea di Roma 22.05.93

Assemblea di Roma del 22 Maggio 1993

Ora che ciò che sembrava pura utopia si è realizzato con le vittorie referendarie del 9 giugno 1991 e del 18 aprile 1993, con la prova onorevole sul campo della competizione elettorale del 5 e 6 aprile 1992 e con la nascita di un nuovo soggetto politico organizzato in associazioni territoriali, denominato DEMOCRAZIA APERTA, ora dobbiamo solo proseguire il cammino e la crescita senza crisi di identità che tutti possono affliggere ma non certo noi.
Il confronto fra quanto da noi realizzato in così breve tempo e con assai scarsi mezzi e lo sfascio provocato da quasi tutti gli altri politici dimostra che siamo gli unici con le carte in piena regola per proporre, anzi garantire e, dati i tempi, riaffermare il primato della politica oggi in Italia. A patto che la politica torni ad essere strumento per organizzare una società, arte e scienza del buon governo...
Certo dopo venti anni di fascismo e cinquanta di partitocrazia gli italiani sono ancora da fare - come diceva Cavour - e sotto il profilo civico da rifare: per questo il nostro primo compito è contribuire alla crescita di una cultura civica: per questo non siamo certo una forza che ha la strada spianata davanti a sè, nè un terreno fertile dove è facile seminare idee e raccogliere consensi!
Ma noi sappiamo che politica è innanzitutto testimonianza ed esempio, qualità degli uomini e delle proposte, confronto e, se necessario, coraggio. Soprattutto convinzione del proprio ruolo nella società, della propria funzione. Quale è allora la nostra identità e la nostra linea politica? Quale il nostro spazio ed il nostro futuro?
L'identità e la linea di chi è convinto che in politica contano essenzialmente due fattori: la validità degli uomini e delle regole. Ed in questo momento storico validità non può non significare anche rinnovamento degli uni e delle altre. Quel rinnovamento che nessuno al di fuori di noi può dichiarare di perseguire con pari onestà di intenti ed efficacia di interventi. Innanzitutto gli UOMINI NUOVI, nel senso di quelle facce nuove e pulite che la gente, specie giovane, cerca a fatica fra coloro che ancora si agitano sulla ribalta della scena politica, dove il massimo del nuovo è rappresentato da personaggi provenienti da una formazione partitica su cui gravano le maggiori e peggiori responsabilità di fatti e misfatti che hanno ridotto la Repubblica come tutti vediamo e che soprattutto non si sono vergognati di violare quella elementare regola civica che vorrebbe politica e religioni separate e le seconde sottomesse, ove si goda della cittadinanza, alle leggi dello Stato! Abbiamo così un Segni che fa politica partendo dal presupposto che è cattolico, ma disponibile al divorzio, all'aborto e via discorrendo per pescare voti anche nell'area cosiddetta laica. Un Orlando che inizia la sua carriera con il beneplacito delle gerarchie democristiane come Sindaco di una Palermo dove di aria di primavera non se ne respirava affatto, perchè tutto era sotto la cappa politico-mafiosa. Mentre questi signori crescevano e si alimentavano nel ventre molle e sicuro della balena bianca ognuno di noi era impegnato in attività certo non comode nè portatrici di guadagno o di gloria: chi vi parla, mai iscritto nè vicino a partiti ha militato in Amnesty International, nel WWF, nell'UNESCO, nei Movimenti dei Professori Universitari Indipendenti ed ha iniziato la propria carriera politica andando a ricercare e riorganizzare i referendari di Giannini dispersi da una infelice gestione - anzi non gestione - radicale. Tutti possiamo commettere errori, caro professor Giannini, ma gli effetti talvolta si pagano cari, come nel nostro caso, che ci ha visti costretti perfino a cambiare - tutto sommato in meglio - quel simbolo che Tu avevi affidato a mani a ben guardare non poi così affidabili!
Ci sono poi le Leghe e Alleanza Democratica, le prime indubbiamente rappresentanti effettive dell'unica novità, ma, quanto a contenuti e curriculum, ben diverse da noi: basti pensare alle contraddittorie posizioni assunte rispetto alla fondamentale questione della riforma elettorale o della unità del Paese, Alleanza Democratica, abbastanza assonante con DEMOCRAZIA APERTA, ma solo nel nome e nell'idea di dar vita ad un nuovo soggetto politico e ad un nuovo patto sociale, perchè anch'essa ben infarcita di uomini dei partiti che hanno sgovernato l'Italia e piuttosto incapace di liberarsi dei rapporti anche meno limpidi con gli uomini della nomenklatura: tanto che nei loro appelli si legge che nasceranno veramente solo quando liberi cittadini ed associazioni si affideranno agli esponenti più credibili dei partiti che intendono superare le vecchie appartenenze (ripetendo le parole dell'opuscolo propagandistico diffuso dopo l'assemblea dell' ottobre 1992). E sempre i loro comunicati ufficiali invitano "i protagonisti del vecchio sistema a seguire la linea di S. Francesco: lasciate con umiltà i palazzi dei privilegi, tornate tra la gente comune..." Sarebbero questi i programmi politici del rinnovamento? Quanto ancora gli Italiani saranno disposti a farsi raggirare da pseudopolitici?
Ecco perchè in questa fase drammatica della storia d'Italia era nostro dovere - e direi era anche opportuno - fondare DEMOCRAZIA APERTA, lasciare questo segno e dare questo riferimento ancora non a tutti visibile, ma sicuramente in linea con il nostro passato di referendari ed in armonia con la nostra concezione della politica non ideologica nè confessionale nè tanto meno trasformata in occasione per l'arbitrio ed il furto, la prepotenza ed anche l'omicidio, organizzato pubblicamente con la guerra o clandestinamente con la mafia, servizi segreti e varie Gladio.
Noi siamo i cittadini comuni che finora hanno assistito e subìto, ma che non si sono mai sentiti sudditi di nessuno e che cittadini con tutti gli altri Italiani vorrebbero essere senza coartazioni o violenze, raggiri o trame. Noi siamo convinti che una intera classe dirigente, per aver dato pessima prova di sè, debba andarsene a casa, agli arresti domiciliari o in galera, a seconda di quello che verrà accertato dalla Magistratura, cedendo il passo a uomini degni di chiamarsi politici e veramente nuovi e a forze che non siano il frutto di operazioni trasformistiche.
Il fatto che personaggi, anche non inquisiti, restino abbarbicati alle loro posizioni decennali o pluridecennali di politicanti privilegiati ci fornisce l'ennesima prova, anche se non di rilevanza penale, della loro malafede e sfiducia nei loro rappresentanti, spesso se non sempre conquistati o comprati con un voto che non è mai stato tale in Italia, cioè libera scelta, consapevole consenso, anche perchè è mancata agli italiani quella informazione se non quella cultura che dovrebbe far comprendere ad ognuno che in cabina elettorale si compie un atto fondamentale e si assolve ad un diritto-dovere, attribuendo a chi si ritiene idoneo la qualifica di rappresentante del popolo italiano, di legislatore, di amministratore della cosa e del denaro pubblici e in tempi di partitocrazia di ispiratore occulto e non di quasi ogni evento, anche privato, della vita dei singoli e della comunità.
Quale è il nostro programma politico? Ma il nostro - per così dire - piano supera qualsiasi programma perchè propone una ricetta volta a rimuovere le cause dei ripetuti fallimenti dei tanti bei programmi solo prospettati e mai realizzati nel nostro Paese: la nostra linea politica si è concretamente andata formando e definendo nei referendum finora proposti, che miravano dritto al cuore della partitocrazia e che tanti consensi hanno raccolto tra il popolo italiano; la nostra linea per i suoi contenuti in termini di concezione della politica e quindi dell' "altro" supera antiche ed oggi astratte divisioni in destra e sinistra come in laici e cattolici. La nostra linea politica parte da quell'ora scolastica di educazione civica mai - e non a caso - rispettata e continua nell'aiuto che ognuno di noi può offrire al proprio vicino che la parola stessa "politica" rifiuta e respinge tra l'indignato e lo schifato, con un comportamento quasi schizofrenico, perchè poi si lamenta di mali che hanno la loro origine nella politica! A costoro va semmai rivolta la nostra speranza - amici di Alleanza Democratica che credete, proprio voi laici, nella conversione dei vecchi marpioni del Palazzo - di recupero ad un impegno civile... Siamo d'accordo quando dite che la grande alleanza "non può essere l'unione di sigle già esistenti e consunte" ma non abbiamo il problema di "superare vecchie appartenenze", perchè non siamo mai appartenuti a nessuno! Inoltre non crediamo ai rinnovamenti frutto di travestimenti come non crediamo ai bei programmi se non cambieranno, e al più presto, le regole cardine, anche in termini di collaudate prassi della politica italiana. Solo perchè ancora non siamo famosi e padroni della scena televisiva come della carta stampata al pari di certi istrioni e camaleonti del gran serraglio pseudopolitico nostrano dovremmo nasconderci e sparire del tutto, dimenticando le battaglie referendarie che hanno iniziato il cambiamento pacifico del nostro Paese, coprendo le nostre facce di uomini che non hanno nulla da nascondere o di cui vergognarsi, sorvolando sul fatto che siamo stati e restiamo gli unici a chiedere meccanismi politici tali da rendere anche a chi volesse trasformare la politica in abuso ed i partiti in associazioni a delinquere, molto più ardue se non impossibili simili degenerazioni (e meno gravoso il compito dei magistrati)?
A chi è preoccupato o pessimista per l'attenzione rivolta dai mezzi di comunicazione di massa agli altri, magari proprio per il loro coinvolgimento in loschi affari, rispondo che non siamo alla ricerca di tale pubblicità, ma anche che ho dovuto dedicare quasi un anno al recupero e alla organizzazione del disperso movimento referendario in una nuova formazione politica, DEMOCRAZIA APERTA, e che questa in fondo è ancora neonata, avendo solo tre mesi, durante i quali ho potuto, grazie - è vero - a rapporti personali, tuttavia trovare spazi decorosi nella rubrica ZONAFRANCA e nel CORRIERE DELLA SERA oltre che nella RIVISTA UFFICIALE DELLA POLIZIA ITALIANA. Il che non è poco se si considera che eravamo impegnati anche nella campagna per i REFERENDUM del 18 aprile 1993 che hanno avuto esito lusinghiero, oltre che nella nostra strutturazione interna. Quanto ai prossimi appuntamenti elettorali di giugno ogni nostro aderente e sostenitore è libero di confrontarsi e se del caso candidarsi, data la non omogeneità delle varie realtà locali. Sono convinto infine della opportunità di crescere ancora anche a livello organizzativo e non mi pento se per ora DEMOCRAZIA APERTA non si è spinta oltre il confronto con le altre forze politiche i cui esponenti di primo piano mi sembra soffrano sia di una grave crisi di identità che di notevoli confusioni e ambiguità nelle scelte degli alleati e dei programmi politici. Visto che abbiamo affrontato anche competizioni referendarie ed elettorali in condizioni di molto maggiori, soggettive ed oggettive, difficoltà non credo che oggi, che TANGENTOPOLI e DEMOCRAZIA APERTA sono venute alla luce, dobbiamo cedere il passo a chi non c'è, a chi non ha il nostro passato o a chi si traveste da rinnovatore e riformatore anche elettorale (abbiamo appreso in questi giorni che anche Amato si è finalmente convertito al sistema maggioritario-uninominale all'inglese)?
Il fatto che non siamo presenti in Parlamento è uno degli ulteriori motivi della nostra ancora non alta visibilità: ma tutto sommato siamo soddisfatti di non far parte di questo Parlamento, nè riteniamo che la nostra storia e natura sia da valutarsi in termini di seggi... E ci riteniamo fortunati per il fatto che la nostra lotta per DEMOCRAZIA APERTA non è poi così pericolosa come è stato per molti nostri antenati ed anche contemporanei di altri Paesi.
AUNG SAN SUU KYI, Premio Nobel per la Pace 1991, ci ricorda che un movimento che chiede una distribuzione giusta ed equa di poteri e prerogative monopolizzati per molto tempo da una piccola elite avrà strada lunga e difficile. La speranza e l'ottimismo non possono essere repressi, ma c'è la sensazione profonda e premonitrice che il cambiamento sarà contrastato con ogni mezzo. Spesso mi si chiede con ansia: sarà veramente capace un regime così oppressivo di darci la democrazia? La risposta non può essere che questa: la democrazia, come la giustizia e gli altri diritti sociali e politici, non può essere "data". Occorre guadagnarla attraverso il coraggio, la determinazione, il sacrificio.

Cosimo Loré



© 2ooo/2oo6 e c o w
Ultima modifica: 29.08.2010 (22:53)
Validate: XHTML | CSS - Contatti: 25669