Convegno Senese 18.07.93

Convegno Senese del 18 Luglio 1993

La nostra è una vicenda nata dalla esigenza di riformare dalle fondamenta la vita politica italiana giunta a livelli di inefficienza e corruzione insopportabili sia sotto il profilo etico che economico, sintetizzabili nelle suggestive ma esaustive definizioni di tangentopoli e sperperopoli. Una vera rivoluzione, se al termine si vuole attribuire anche la valenza di sconvolgimento non violento di consolidati poteri e prassi, cui hanno contribuito in misura determinante non solo le forze referendarie ma certamente anche Magistratura e Lega. Per quel che ci riguarda le date del 9 giugno 1991, 5 aprile 1992 e 18 aprile 1993 rappresentano i momenti in cui i referendari di Giannini hanno dimostrato al Paese intero come talvolta singoli uomini e piccoli gruppi possano incidere sul futuro di una Nazione pi150 di potentati economici e grandi organizzazioni.
Una battaglia, la nostra, finora contrassegnata da scommesse non facili ma tutte vinte, come sempre anche grazie alle circostanze favorevoli: e mi riferisco anche alla competizione - combattuta ad armi impari - del 5 aprile 1992, quando un simbolo solo referendario e appena nato ha potuto affermare il proprio diritto a comparire ed esistere sullo scenario politico italiano. SI REFERENDUM quindi fa parte del nostro passato non certo inglorioso e indubbiamente popolare, data la valanga di consensi ai nostri referendum elettorali ed antipartitocratici ed anche per quel sudato 0,8% (con punte pugliesi vicine al 7...) conquistato con una lista presente solo in alcune regioni e non finanziata (fra virgolette viste le modalità di finanziamento dei partiti...), cimentarsi coraggiosamente contro i partiti tradizionali prima che Magistrati e Leghisti provocassero i radicali cambiamenti che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Una data va aggiunta a completamento della nostra storia: quella del 13 febbraio 1993, quando a Roma ebbe luogo la fondazione del movimento politico DEMOCRAZIA APERTA quale naturale esito dell'opera dal sottoscritto intrapresa di recupero delle forze referendarie disperse da una non felice gestione del gruppo referendario da parte di alcuni amici provenienti dal partito radicale. Prima e dopo tale data ho potuto costruire pi150 che una ipotesi di azione politica nazionale, grazie anche alla collaborazione di alcuni referendari, ormai divenuti veterani, molti dei quali sono oggi qui presenti a testimoniare, malgrado la stagione estiva avanzata, la loro convinzione e dedizione. Così abbiamo trovato ospitalità sempre amichevole e perfino conviviale - anche oggi - per i nostri incontri romani e senesi. Così abbiamo ottenuto ampi spazi, sempre a titolo grazioso, presso stampa e televisione e pure su riviste della Polizia di Stato. Così, innanzitutto, abbiamo potuto costituire associazioni anche regionali e intercettarne altre preesistenti ed affini a noi, affrontare l'appuntamento referendario del 18 aprile provvedendo anche alla diffusione della relativa documentazione e dei manifesti elettorali, risolvere problemi organizzativi e passare dal concepimento alla gestazione e alla nascita, alla crescita e al consolidamento del nostro Movimento.
Intanto non pochi nè irrilevanti accadimenti politici si verificavano in Italia a cominciare dal dissolversi di vecchie e spesso degenerate forze ed alleanze e connivenze, anche sotterranee e segrete, e dall' emergere di soggetti politici nuovi o, pi150 frequentemente, rinnovati solo nelle etichette e nelle mescolanze di ben noti protagonisti della pi150 o meno corrotta nomenklatura nostrana e di collaudati meccanismi di mantenimento del proprio personale potere. Tra improvvisatori e trasformisti abbiamo pertanto ritenuto doveroso - e siamo qui per confermarlo - insistere ed incrementare la nostra presenza attiva tra la gente ed anche nel confronto con le altre forze politiche. A cominciare dalla Lega.
Al movimento nato in Lombardia riconosciamo infatti quei requisiti che lo rendono a noi affine: la novità, l'onestà, la capacità. Se avessero fondamento, ci dividerebbero le caratteristiche che taluno anche abbastanza arbitrariamente, attribuisce alla Lega Lombarda: secessionismo, razzismo, capitalismo. Siccome nessuno è perfetto nè, soprattutto, può essere il pregiudizio a guidare le scelte politiche, dobbiamo - ora che sta per avviarsi la fase degli incontri e dei contatti - guardare con animo libero e spirito costruttivo agli altri, a partire da chi, tutto sommato, ci pare parlare un linguaggio comprensibile e condivisibile (e non è inseguito dalla Polizia Giudiziaria...), accessibile a chi ritiene che in politica come nella vita il tutto e subito porti alle peggiori iatture, la migliore ricetta risultando quella che unisce qualità morali del proponente e dell'aspirante rappresentante alle possibilità di realizzazione effettiva ed immediata di pianificazioni e programmi politici. Ecco perchè riteniamo - e da questa convinzione siamo accomunati - che oggi in Italia solo un reale e radicale cambiamento con relativo completo ricambio della classe politica ed amministrativa nonchè contemporaneo sostanziale mutamento di metodi e meccanismi, non solo elettorali, possa garantire un futuro da Paese civile e prospero. Per questo, malgrado sospetti e rischi, non possiamo non guardare con fiducia e speranza, oltre che all'opera della Magistratura (della parte sana e addirittura eroica), a quella della Lega.
Per questi motivi sono qui a chiedervi di pronunciarvi in maniera ufficiale su questa delicata questione, ed anche perchè molti nostri rappresentanti - e mi riferisco in particolare ai veneti, ai laziali e ai pugliesi - hanno già iniziato ad incontrare, pur non ufficialmente, esponenti leghisti, mentre altri, come i piemontesi e qualche lombardo, hanno lasciato il nostro Movimento per passare anche con incarichi di rilievo, nelle file della Lega. Non posso inoltre non considerare le autorevoli parole di incoraggiamento nella direzione ora prospettata provenienti da Agostino Viviani, nostro rappresentante a Milano, le cui dimissioni motivate proprio da contrasti su questa fondamentale scelta sono state respinte e interpretate come estremo incentivo per gli incerti e gli indecisi. Vorrei cominciare proprio con il nome di Viviani a formare, approvandola con uno specifico regolamento insieme allo statuto, la segreteria politica che in delegazione incontrerà la Lega di Bossi per un confronto aperto eventualmente anche a future alleanze politiche. Non aggiungo molte parole per ribadire che è nostra ferma intenzione conservare identità e piena autonomia.
Alleanze davvero! E non ammucchiate indecifrabili, come sta avvenendo in Alleanza Democratica, dove il nuovo stenta - a nostro avviso - a farsi strada tra il vecchio restaurato e mascherato eppure ben riconoscibile anche allo scemo del villaggio... In altri termini il metodo democratico ed il sistema maggioritario non possono divenire l'alibi per negare il diritto a concepire idee nuove, a nascere e a esistere anche se minoranza, a divenire nuovi e visibili attraversando l'inevitabile fase in cui si è piccoli e misconosciuti... Amici di DEMOCRAZIA APERTA, questo incontro coincide con scelte di leader referendari - e mi riferisco evidentemente a Segni e Pannella - che non condividiamo, perchè alla loro maggiore visibilità e consistenza rappresentativa ed economica non pare corrispondano pari coerenza ed equipollente coraggio nella scelta di identità ed alleanze credibili e per certi aspetti anche rispettabili.
Per essere, come ritengo doveroso in politica ed in ogni occasione che possa coinvolgere il mio prossimo, effettiva espressione di chiarezza,concretezza e concisione espositiva, anche al fine di favorire la necessaria concordia tra noi, non ritengo di aggiungere altro alla mia pur doverosa relazione introduttiva e lascio lo spazio che meritano all'esame dei punti all'ordine del giorno, al relativo dibattito volto a definire le decisioni, alla approvazione dei documenti organizzativi e politici.

Cosimo Loré



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Ultima modifica: 29.08.2010 (22:53)
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