Fondazione Democrazia Aperta

Fondazione di Democrazia Aperta il 13 febbraio 1993 nel Pisana Palace hotel di Roma: per il nuovo soggetto politico.

La vicenda per cui mi trovo a rappresentare le aspirazioni di tanti amici referendari, ora quasi tutti costituiti in associazioni territoriali, è storicamente nata quando Massimo Severo Giannini decise di affrontare una battaglia che a molti sembrò persa in partenza e che invece si concluse con il trionfo plebiscitario del 9 giugno 1991: fu la prima occasione per dimostrare che talvolta il valore di un principio e di una idea può essere compreso e corrisposto dal consenso popolare. Attraverso questo si è poi pervenuti (tutto sommato ancora una volta in tempi molto meno lunghi di quanto i più ottimisti potessero immaginare) ad un clima politico addirittura assonante con le nostre opinioni e posizioni, culminato nelle recenti decisioni dei giudici costituzionali. Non parimenti lusinghiero, sul piano dei risultati numerici, è stato il nostro debutto sulla scena delle elezioni politiche, per tutta una serie di ragioni e di errori da non ripetere, ma anche per la esiguità del tempo e del finanziamento disponibili oltre che per la oggettiva difficoltà incontrata dal nostro simbolo e dalla nostra protesta e proposta, non sufficientemente maturate e digerite dalla coscienza popolare. Ma l'evento che si è rivelato disastroso per gli entusiasmi ed i consensi degli aderenti al nostro Movimento non è stata la disfatta elettorale, bensì la non felice gestione della assemblea bolognese del maggio scorso, cui si è potuto porre rimedio attraverso una paziente opera di recupero di tanta parte dei nostri sostenitori, vittime dell'equivoco che attribuiva impropriamente anche a Giannini la responsabilità degli avvenimenti bolognesi. Ci si è venuti così a trovare in una situazione piuttosto anomala per la quale è continuata ad esistere l'associazione nata a Bologna (e dai più non riconosciuta) ed è nel frattempo cresciuto il consenso di coloro che facevano riferimento alla mia persona, quale garante dell'impegno a superare quanto prima questa situazione leggittimando coloro che si erano nel frattempo andati a costituire in associazioni locali, da quella bolognese del tutto indipendenti ed estranee. Il chiarimento da parte del professor Giannini, in occasione della riunione romana di ottobre, non poteva essere più esplicito per chiunque avesse ancora potuto nutrire qualche dubbio sul fatto che il Movimento era di Giannini e di coloro che non erano politici di professione, connubio felice e non rinunciabile specie alla luce degli eventi che hanno caratterizzato la storia d'Italia (e del mondo) di questi ultimi tempi. E' così accaduto che in questi mesi di transizione, nell'attesa della nuova associazione nazionale da Giannini apertamente prospettata come imminente e da realizzarsi comunque all'inizio del presente anno, sia toccato più volte al sottoscritto l'onore di rappresentare Massimo Severo Giannini anche in incontri ufficiali come nella manifestazione popolare per la riforma di Segni o davanti all'assemblea della alleanza democratica con La Malfa e gli altri politici sostenitori del rinnovamento e della riforma elettorale.
Anche attraverso queste esperienze politiche mi sono convinto che fosse giunto il momento, ritenendo che vi fossero le ragioni ed anche le forze sufficienti, di compiere un atto non meno dirompente della scelta referendaria passando dalla fase di associazione a quello di autonomo soggetto politico, al fine di colmare una lacuna che altri si ostinavano a lasciar vuota, oltre che a legittimare la nostra aspirazione ad entrare in Parlamento e nelle varie Amministrazioni a pieno titolo, fondando il cosiddetto partito che non c'è e che ormai molti italiani attendono.
A tale proposito credo che l' unica possibilità di qualche successo sul piano dell' immagine pubblica e del consenso popolare sia data da una nostra e solo nostra tempestiva costituzione in nuova autonoma formazione politica aperta a tutti coloro che vogliono essere governati da uomini oltre che puliti veramente al di fuori delle vecchie logiche delle consorterie partitiche. Ecco perchè ho chiesto al professor Giannini ed alle Associazioni Referendarie di dar vita subito a questa entità che, malgrado i tempi corruttori anche del significato stesso delle parole, non esito a chiamare partito, superando ogni remora o dubbio nella convinzione che questa nostra autonoma iniziativa non potrà essere premiata sia per la coerenza con quanto da noi sempre sostenuto sia per la coincidenza con il particolare momento storico che penalizzerebbe chiunque si presentasse a braccetto con soggetti nella migliore delle ipotesi facilmente rubricabili come riciclati.
Ma soprattutto credo che la maggior parte di coloro che a Giannini ancora si riferiscono non sarebbero disponibili a diversi esperimenti politici, attendendosi quel segnale forte che il professore può ben dare all'Italia e che in ogni caso ci porrà nella posizione di coloro che agiscono tenendo in conto innanzitutto la qualità delle proprie iniziative di uomini e di politici.
Stabilito che questa nuova creatura doveva e poteva nascere, sorgeva il problema del nome con cui portarla a questo battesimo. E così, tra le varie proposte, sia il professor Giannini che al sottoscritto la denominazione più coerente con i nostri contenuti è parsa DEMOCRAZIA APERTA. Perchè non soltanto DEMOCRAZIA?
Il valore fondamentale della democrazia - proprio perchè valore e non solo pratica politica o tecnica di governo - richiede una indicazione di riferimento strategico e storico - politico (anche per chiarire che della democrazia si sono date indicazioni autoritarie, protette, cristiane, popolari, corporate, socialiste, comuniste). Democrazia aperta ha valenze e riferimenti anche esterni alla politica (si è parlato e si parla di educazione aperta, di religione aperta, di civiltà aperta, di cultura aperta, di economia aperta), sì da essere facilmente comprensibile. Democrazia aperta. Perchè rifiuta ogni carattere chiuso dalla vita civile, sociale, politica ed istituzionale. Perchè afferma un criterio costruttivo e dinamico del sistema democratico, respingendo ogni visione statica e conclusiva o modellistica. Perchè esprime un criterio di inclusione nel senso che non emargina, non caccia via, non si disinteressa, ma si fa carico, si prende cura, si impegna. Perchè realizza la legalità la responsabilità e la solidarietà superando ogni dimensione corporata, per costruirsi intorno alla persona del cittadino ed ai diritti-doveri della cittadinanza. Perchè rifiuta ogni prospettiva autoritaria o dell' eccezionalità per praticare un reale sviluppo sociale, culturale, economico per tutti. Perchè si presenta come effettiva società aperta alle capacità di tutti e di ognuno, in una prospettiva di coincidenza tra governanti e governati. Perchè ha un orizzonte cosmopolitico, multitecnico e multinazionale, per la pace, la libertà e l'autodeterminazione dei popoli. Perchè rigetta ogni separatismo, anche territoriale, sviluppando ricchezza di articolazioni e di complessità. Perchè afferma la nobiltà della politica aperta contro la politica chiusa dei partiti e della partitocrazia, per passare dalla sudditanza alla cittadinanza. Perchè è contro ogni machiavellismo, ogni segretezza non responsabile, per una reale trasparenza e chiarezza. Perchè è vissuta insieme con gli altri, per un disegno di trasformazione e di riforma, volto a far coincidere morale politica e morale comune. Perchè è la laicità dello stato, delle istituzioni, della scuola, della vita comunitaria, oltre ogni politica concordataria, DEMOCRAZIA APERTA per il nostro modo di intendere, da sempre, la POLITICA. Politica non con il mercato dei voti. Politica non per sopravvivere o per arricchirsi. Politica non per il potere.

POLITICA come QUALITA' di ogni atto che si compie.
POLITICA come MORALE, cioè motivazione interiore.
POLITICA come TESTIMONIANZA individuale e collettiva.
POLITICA come SERVIZIO da offrire agli altri e non per servirsene.
POLITICA come ARTE, per l'interpretazione delle più nobili esigenze umane.
POLITICA come SCIENZA, per il rigore e l'obiettività di metodi e contenuti.
POLITICA come SPERANZA, per ricostruire lo Stato di Diritto.

Cosimo Loré



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Ultima modifica: 25.09.2010 (18:29)
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