
L'editoriale pubblicato dal Direttore di Repubblica il 3 ottobre 1993 descrive con tale obiettività ed onestà intellettuale da risultare a chi si predispone alla lettura con altrettanta serenità d'animo persino ovvio e scontato. Ma la vita insegna che troppe volte realtà evidenti ed innegabili sono state per ignoranza o malafede misconosciute e deformate e dalle masse e dai "maitre a penser", dal popolo come dai potenti: tanto da richiedere, a chi si ostinasse nel denunciarle, sacrifici ed eroismi per le inevitabili emarginazioni e persecuzioni. E' il solito vecchio e sporco gioco. Comunque sia strutturata la società, in ogni tempo e luogo, che esistano o meno le classi con relative analisi marxiste e pseudomarxiste, ciò che non muta è la capacità di adattamento e recupero dell'uomo, il suo opportunismo sotto certi aspetti utile, positivo e financo salvifico; se esasperato, ipocrita e disonesto, produttivo di rituali e recite ascrivibili a fenomeni di gattopardismo sempre presenti ed emergenti nella storia anche recente e contemporanea dell'Italia repubblicana. La politica, certo, come la vita è soggetta e addirittura si può sostanziare nel mutamento e nel compromesso, nel continuo scontrarsi ed evolversi di forze diverse e talora contraddittorie e contrapposte: il problema sta nella possibilità di far inserire in tale convulso e spesso confuso processo elementi che possano fungere da antidoto da tutto ciò che rappresenta (o diventa) motivo di eccessiva corruzione (è il caso della nomenklatura nostrana ormai definitivamente sputtanata dalla strabiliante quanto insopportabile tangentopoli evidenziata nelle indagini giudiziarie) o di nefasto camaleontismo (espresso dai vari riciclaggi e trasformismi che come funghi proliferano nei periodi di rivoluzione e transizione). Come responsabile nazionale del movimento referendario da sempre indipendente da partiti e personaggi coinvolti a vario titolo nel vecchio sistema, sento il dovere e il diritto di affermare il ruolo di chi, a cominciare da chi scrive, non essendo nè tecnocrate nè politico professionista, mai iscritto a logge o partiti e con una esperienza elettorale alle ultime politiche come candidato al Senato nella lista SI REFERENDUM (non è un vanto ma è un fatto che può avere qualche significato in certe fasi della vita sociale...), può e deve rappresentare le esigenze di chi, fra gli italiani, aspira ad un reale e ragionato cambiamento verso una Repubblica dove la politica cominci ad essere disinfestata dai mostri dell'ideologia e dell'estremismo totalitario di qualsiasi colore e liberata da inaccettabili ed incivili vincoli con qualsivoglia istituzione religiosa e integralismo confessionale, poichè in uno Stato moderno e civile tutte le religioni devono godere di pari libertà e dignità ma sempre nel rispetto e quindi nella sottomissione alle leggi dello Stato che deve garantire ad ognuno medesime condizioni di cittadinanza (tanto che al testimone di Jeova non è certo consentito mettere in pericolo la vita del figlio impedendo la trasfusione di sangue, come a nessuno nel nome di alcunchè è consentito di violare i sacri principi di tutela della vita e della salute umana).
E proprio i referendum, giustamente ricordati da Eugenio Scalfari come fattori che oltre e prima di Mani Pulite e della Lega Nord hanno contribuito in misura determinante ad innescare la svolta epocale in atto in Italia, sono la radice, l'origine ed il marchio di qualità del Movimento che ho l'onore di rappresentare, dopo averlo concepito e costruito ed anche pubblicizzato tutte le volte che, malgrado la nostra cronica quanto voluta carenza di "sponsor" e di padrini e protettori, ci è stato possibile far sentire la nostra voce di cittadini liberi e partecipi degli eventi nazionali. Se si considera però che la nostra iniziativa politica come quella di pochi altri (a quanto pare di Bossi, Maroni e qualche raro volontario, oltre ai soliti radicali...) ha finora sottratto troppo tempo, energie e denaro a chi voleva e vuole che la politica diventi servizio per i cittadini, partecipazione di questi alla vita sociale, impegno civile ispirato semplicemente da quel senso civico che può scaturire solo dall'effettivo recupero di quei valori contenuti in quell'ora di Educazione Civica sempre disattesa dalla Scuola italiana, ben si comprende come all'unità d'Italia non attenti in realtà a chi urla e minaccia (ma se si è davvero compreso quali misfatti hanno commesso le tante facce toste, dai toni certo più pacati ed eleganti di Bossi, che ancora si ostinano a calcare la scena della politica Italiana, come si può restare calmi e essere forbiti nell' eloquio?), ma chi nell' ipocrita difesa di tale unità (prima c'era il pericolo comunista ora arriva come manna dal cielo lo spauracchio leghista!) in realtà ci ha rubato forse anche la speranza di un futuro, prima che da italiani (magari uniti dalle vittorie calcistiche...), da uomini liberi e da persone civili. I tesori dei vari De Lorenzo, Poggiolini, Curtò e compagnia brutta (immagino troppo se intravedo anche forzieri magari in paesi esotici e lontani in mano ai soliti parenti o prestanome dei Craxi e De Michelis, Andreotti e Pomicino?) dimostrano in maniera inequivocabile che l'unità d'Italia è già stata frantumata nelle coscienze di chi è consapevole che esistono due Italie, quella di chi ha rubato e soprattutto esagerato anche nel raggiro delle false restituzioni (cosa sono i 4 miliardi offerti dal ex-ministro della sanità?) e quella di chi continua ad essere derubato attraverso vessazioni fiscali che nella migliore delle ipotesi vanno a finire in Sperperopoli se non ancora in Tangentopoli (ma siamo proprio sicuri che sia in atto un momentaneo coprifuoco?) e comunque nella voragine del Debito Pubblico, il buco nero la cui origine comincia a rivelarsi ben diversa da quella spiegata dai vari esperti di economia ...
Nel caravanserraglio della politica italiana esiste un posticino, una nicchia, un recinto per chi non è a chiacchiere indipendente e non ha da affrancarsi da nulla e da nessuno e sotto un certo profilo è autonomo perfino dagli stessi leader referendari cui attribuisce grandi meriti ma anche una certa convivenza se non connivenza con il passato (non ancora ...) sistema politico?
E' vero che il cosiddetto nuovo non è la panacea per tutti i mali ma è anche vero che oggi senza un ricambio completo ed effettivo dei politici e una scomparsa di quella che forse rimane l'ultima classe (unita e amalgamata dall'idea della tangente) ogni proposta di risanamento - da qualsiasi pulpito venga - non può non suonare che come l'estremo sfregio ai cittadini onesti, molti dei quali però colpevoli per aver omesso di interessarsi con un minimo di serietà alla vicenda politica italiana.
Cosimo Loré