Le nostre ragioni

La vera rivoluzione ovvero: le nostre ragioni.

L'articolo di Adornato comparso su Repubblica del 27 novembre 1993 (Elettori in libertà, pag.8) ripropone il solito "refrain" della ineludibile conseguenza dei risultati referendari, la suddivisione degli italiani in due schieramenti pacificamente contrapposti e variamente definiti (liberisti e riformisti, conservatori e progressisti o più semplicemente destra e sinistra, purchè moderate ...). Ciò che conta e che non consente nemmeno dubbi è che la divisione sia per due e che il dogma che non esistono alternative non possa essere messo in discussione. Tale concezione della politica (futura) pare accomunare ormai (con più o meno convinzione o rassegnazione) rinnovatori, onesti, inquisiti, capi e gregari; al punto da far passare inosservata se non addirittura superflua o deleteria la fondamentale - ad avviso di chi scrive - questione del rinnovamento (immediato, sostanziale e reale) degli uomini e delle regole della politica in Italia. In altri termini e per essere più chiari del ricambio completo della cosiddetta classe politica italiana che nella quasi sua totalità merita a questo punto - se logica e buon senso ancora hanno diritto di cittadinanza nel nostro Paese - o la galera (con sequestro del maltolto specie se ad uso e consumo di partiti) o il riposo che se rifiutato non può non suscitare sospetti (vi sono parlamentari, anche non sfiorati neppure dal rischio di avvisi di garanzia, che sono stati eletti - sui meccanismi elettorali vi sarebbe da riflettere ... - consecutivamente un numero eccessivo di volte). Se è vero che i cittadini debbono scegliere tra loro rappresentanti non a vita (finora è stato come avere mille re anzi cento capibanda e novecento sottocapi), non si spiega se non come smania di potere (nella migliore delle ipotesi ...) la ostinatezza a calcare la scena politica di uomini (giustamente definibili come politici di professione) che da decenni fanno e disfanno soprattutto sulla base dei capricci delle loro clientele e delle indagini di alcuni magistrati (tra il coltivo del proprio feudo elettorale ed il timore di un avviso di garanzia). Ed anche ai politici puliti (nulla sapevano delle malefatte dei loro compari?) - giova ripeterlo - molto deve piacere il servire la comunità visto che perfino coloro che come Amato o Segni o Pannella fanno intendere di essere pronti al ritiro od almeno al silenzio si guardano poi bene dall'attuare tali propositi (si può sempre cambiare idea!).
Ecco che prima che sulle regole e sugli uomini bisogna intendersi sul significato stesso da dare alle parole della politica: a cominciare dalle arcaiche ed oggi furbesche distinzioni in laico e cattolico abbandonate perfino dalle massime autorità ecclesiastiche che ben hanno compreso come in un Paese moderno e soprattutto civile sia giunta l'ora di dare a Cesare ciò che è di Cesare (se si gode della cittadinanza italiana bisogna rispettare le leggi vigenti nè si può invocare alcun principio religioso per tentare di violarle, come nel caso del Testimone di Geova che pretenderebbe di disporre della vita del figlio!). Ma la storia della Democrazia che guarda caso viene aggettivata Cristiana è semplicemente quella di chi ha usato il semplice ma efficace trucco (che ha funzionato per mezzo secolo) di sfruttare la confessione maggioritaria ai fini di captazione del consenso elettorale ...(il tutto ben condito dallo spauracchio del comunismo). A nostro avviso anche le differenze geometriche di sinistra, centro, destra sono oggi ridotte a pretesto utile ai parolieri e giocolieri della politica che vogliono inventare un nuovo giocattolo per gli italiani (credendoli bambini deficienti) che dovrebbero mettersi al di qua o al di là di uno spartiacque storico, che separa la cultura liberista da quella riformista (per usare le parole di Adornato) e giocare a CONSERVATORI CONTRO PROGRESSISTI. E se ai termini conservatore e progressista vogliamo dare onestamente il significato che la gente comune loro riferisce si deve riconoscere che il primo richiama forme di egoismo sociale e di immobilismo mentre il secondo risuona più come momento e movente per una collettiva crescita ed evoluzione. In realtà oggi la stragrande maggioranza degli Italiani non si sente nè di destra, nè di centro, nè di sinistra ma semmai protagonista e vittima al tempo stesso di un esasperato individualismo, come persone singole, come nuclei familiari, come gruppi etnici, come entità geografiche. Fenomeno negativo conseguito a secolari carenze di educazione e cultura civica, di maturazione e crescita civile come ben attestano i successi ed i seguiti ottenuti da capipopolo di scarso livello culturale e di dubbio equilibrio mentale. Ecco perchè al ritornello che la forza politica che ho concepito, costruito, organizzato, pubblicizzato, pagato (di tasca mia) deve confluire in uno dei due (per ora del tutto inesistenti!) raggruppamenti del bipolarismo prossimo venturo debbo, voglio e posso rispondere con un indignato e convinto quanto intelligente ed orgoglioso NO! Malgrado i tanti SI espressi in occasione di passati cimenti referendari ...
Che si tratti di giochi di prestigio neanche ben riusciti lo dimostra il fatto che Adornato nel citato articolo si contraddice ripetutamente dando alla dizione liberal-democratico ben tre significati diversi ed inconciliabili (dapprima di regola di centro, poi di area di destra ed infine di terreno di sinistra!). Certo pare evidente quanto sia più semplice ai fini del mantenimento del proprio potere (è già potere il far comparire ripetutamente opinioni sui cosiddetti mezzi di comunicazione di massa) continuare con siffatti giochi di parole che si fondano sulla consapevolezza che una cultura civica non si improvvisa nè a ben guardare risulta poi così attraente e spettacolare come le semplici composizioni geometriche del bipolarismo che riesumano mai sopite voglie italiche di epici dualisti (Orazi e Curiazi, Guelfi e Ghibellini, Romanisti e Laziali) o peggio di sanguinarie contrapposizioni (Romani e Barbari, Cristiani ed Infedeli, Fascisti e Comunisti). Per il rispetto che si ha di noi stessi e della nostra ragione, nonchè di coloro che a noi si riferiscono non si può non respingere ogni forma di poco onesta intellettualmente ed assai perniciosa socialmente fuga dalla realtà italiana (che è quella di 2 milioni di miliardi di debito pubblico , di 3 milioni di disoccupati, di 8 milioni di poveri, di una gigantesca e sistematica Tangentopoli e Sperperopoli e soprattutto di un degrado spaventoso dell'ambiente sia sotto il profilo morale che materiale). Per questi motivi riteniamo che, come le ideologie, gli estremismi, i fanatismi e la partitocrazia, anche il bipolarismo, specie se obbligato, possa solo aggravare la crisi italiana e forse dare il colpo di grazia ad un Paese minacciato e sfasciato non certo dalle parole animose di un Bossi o di un Berlusconi. E non ci illuda Scalfari quando invita i cittadini comuni a farsi avanti: noi ci siamo ma non abbiamo padroni nè padrini.
Nè soprattutto sponsor.

Cosimo Loré



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Ultima modifica: 29.08.2010 (22:53)
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